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Yoga: una riscoperta che fa bene al cuore

Qualche mese fa ho fatto una lezione di yoga. Kundalini Yoga per la precisione, al tramonto!

Devo fare una premessa per farti capire il perchè di questo post! Mio papà è maestro di yoga, (mio papà è morto quattro anni fa ma io lo penso sempre presente non riesco a parlare di lui al passato perché secondo me lui è ancora qui e con me)…. quindi…. mio papà è maestro di yoga. Appena andato in pensione, l‘anno in cui ho fatto la cresima, 1986, lo ricordo benissimo perchè in quei giorni è anche esploso il reattore di Chernobyl, è andato un mese in India precisamente a Lonavla e ancor più precisamente in una scuola dove insegnano tutt’ora yoga e la medicina Ayurvedica. La scuola si chiama Kaivalyadhama Institute e qui trovate il loro sito.

Tornato a casa ha cambiato la vita un po’ a tutta la famiglia: pratiche yoga un po’ per tutti,  lui che cercava d’insegnarmi la medicina indiana…pitta kafa e vata…alimentazione diversa: mangiare prima la frutta, carne ridotta al minimo, spezie sconosciute ai più in molti alimenti (curry e curcuma su tutto) e lui che faceva le Asana yoga la mattina, prima di pranzo e prima di cena. Ha proposto al comune di poter insegnare e nel giro di pochi anni aveva più di 40 allievi alla volta per più corsi ad orari diversi.

All’epoca io avevo 12 anni e mezzo e di questa ginnastica proveniente dall’oriente non me ne poteva fregare di meno!  Per farlo contento sono andata a qualche sua lezione ma vi assicuro che era una noia mortale almeno per una dodicenne! Mi sono detta mai più yoga. 

Questo libro me l’ha regalato papà. Mister Gharote era il suo maestro.

A Giugno la Proloco di Montevecchia, di cui sono volontaria attiva perché mio marito ne è il Presidente, ha organizzato una seduta di yoga all’aperto al tramonto in un posto favoloso: il cucuzzolo di una collina con una vista spettacolare e io non potevo non andare!

Ho un po’ abbassato le difese riguardo lo yoga ed è stata una vera scoperta anzi una riscoperta

Non so se perché abbiamo fatto Kundalini yoga che è uno yoga particolare che richiama le forze spirituali e psicofisiche oppure il luogo,  le amiche venute con me o l’insegnante particolarmente brava forse è stato semplicemente lo yoga in sé.

Mi sono sentita come se mi fossi negata per tanto tempo una cosa di cui ne avevo assolutamente bisogno ma che in realtà non facevo solo perchè con mio papà ho sempre avuto un rapporto, diciamo, conflittuale.

Credo che questa sensazione di benessere, oltre ai benefici che la disciplina in sè dà, sia dovuta alla ricerca delle coccole perdute della mia infanzia…un cammino che ho iniziato con la lettura de “La via dell’artista”

Credo che ad ottobre mi iscriverò ad un corso di yoga.

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Bastano 2 libri per allontanare il perfezionismo?

Dopo la mia avventura al Mondo Creativo, andata benissimo, nonostante un ascesso ad un dente che mi ha fatto passare 4 giorni imbottita di antidolorifici, vorrei ritornare a parlarti di sblocco creativo!

E ho assolutamente bisogno di te, magari della tua esperienza, di un consiglio su come fare…e adesso ti spiego il perchè!

Dopo aver letto il libro “La via dell’artista” ho capito qual’è il mio blocco principale, che potrebbe essere anche il tuo….la perfezione! Non ho paura di sbagliare nel fare le cose, ci stà la creazione venuta male e mi piace molto sperimentare, imparare cose nuove e provare materiali e tecniche sconosciute.

Quella che mi blocca è la perfezione che ricerco nella vita di tutti i giorni: se non ho la casa in ordine non inizio a creare, mi irrita vedere il mucchio di vestiti da stirare che si alza sempre di più, mi fà arrabbiare mio marito che mette i piatti nel cestello superiore della lavastoviglie….magari poi la polvere è in giro ovunque e i panni non ho mai voglia di stirarli, ma ho certe cose, imparate da anni e anni di “imprintig” da parte sia di mia mamma che da parte di mio papà, che mi “disturbano”.

Mi rendo conto che in confronto a problemi molto più seri come una malattia o la mancanza di lavoro sto parlando di cavolate, ma secondo me sono proprio le cavolate del quotidiano che nella routine di tutti i giorni, tolgono armonia e dolcezza alla vita e alle persone.

Sto cercando, con grande difficoltà, lo dichiaro altrimenti mio marito, che subisce più di tutti questo mio blocco, dice che scrivo ma che i risultati non si vedono, di scardinare anni e anni di metodologia acquisita nella mia famiglia di origine per la ricerca della perfezione perduta.


Senza andare a disturbare uno psicologo, che al momento non riesco a permettermi, ho preso i libri di Keri Smith “Questo non è un libro” e “Piccolo manuale dei grandi sbagli” lo scorso anno, nella speranza che mi aiutassero ad uscire dalle dinamiche che metto in atto solitamente…sono ancora intonsi.

Portati in borsa per mesi e mai aperti, e l’idea di perfezione, inesistente, è ancora lì!

Ecco forse ho capito che ho anche un altro tipo di blocco…ho paura da iniziare! Forse le due cose sono anche collegate!

Insomma mi dite come/cosa devo fare? Come fate voi?

Ho voglia di godermi la vita anche se non è proprio tutto perfetto!

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Dal Rock’n’roll alle Coccole c’è in mezzo il personal branding

Io non faccio i lavoretti! Ora lo dico con consapevolezza e convinzione! Lo dicevo già nel 2015 ma non ne ero troppo convinta…in poco più di un’anno sono accadute tante cose!

Sono una creativa e un’artista, una crafter per dirla all’inglese, una che fa con le mani. Non lo faccio più per hobby  (anche se fiscalmente rientro ancora in questa categoria perchè ancora non vivo di quel che faccio, mannaggia, anche se l’idea è che la solfa cambi) è diventato il mio lavoro h24 e come tale ho cambiato l’approccio  al “lavoretto”.

Per fare questo passaggio da hobbista a crafter ho pensato che dovevo lavorare su me stessa, per comunicare al meglio quello che faccio ma non solo, in realtà avevo bisogno di capire quello che sono! Perchè Anna e Nigutindor sono la stessa persona/entità…hanno le stesse passioni, parlano la stessa lingua, desiderano la stessa cosa.

La cosa difficile era capire cosa! Dopo tanti anni a far l’architetto, sopravvivere tra cantieri maschilisti e file excels lunghi chilometri, dovevo ritrovare me stessa e cosa volevo comunicare al mondo!

Ho iniziato a guardarmi intorno e ho scoperto un mondo di “entrepreneur”: imprenditrici che  parlavano di come sopravvivere nel mondo dell’impresa fai-da-te ma che soprattutto condividono con me, una sconosciuta, con tutti,  le loro scoperte, tecniche, strategie, trucchetti! Il potere della condivisione! Mi sono iscritta a mille newsletter (se interessa anche a te un elenco lo trovi a questo post!) e ho iniziato a studiare: programmazione, social media marketing, personal branding!

Ed ecco che ho trovato la risposta! Per sapere chi sono, dovevo concentrarmi proprio su questo tema! Così ho acquistato l’ebook di Gioia Gottini “Tutto fa branding” (che consiglio a tutti) e ho poi deciso di fare il percorso privato con lei!

Il lavoro fatto con Gioia è stato un percorso psicologico, di conoscenza dell’Anna più nascosta. Mi ha dato gli strumenti e una strategia per capire chi sono i miei clienti. Mi ha aiutato a capire come comunicare al meglio chi sono e cosa faccio. Mi ha dato una guida da seguire sopratutto nei momenti no.

Il corso di Gioia è stato un investimento per la mia professione e professionalità ma ho scoperto che l’investimento è stato soprattutto su di me: mi sento più sicura, di me e di quello che faccio; ho entusiasmo ed energia da spendere nelle mie creazioni e nella mia vita, mi sento talmente sicura da poter consigliare ad altre persone di intraprendere il mio stesso percorso. Il primo consiglio che dò è che se anche tu vuoi uscire dal tuo sentirti “hobbista” per buttarti nel mondo imprenditoriale, prima di pensare ad aprire la pagina facebook per vendere di più, devi cambiare approccio e prima di tutto pensare a chi sei e a cosa vuoi comunicare.

Io ho capito che le mie creazioni nascono perchè mi fà stare bene fare con le mani, ma anche perchè danno gioia alle persone che mi circondano. Quasi sempre le mie creazioni fanno nascere un sorriso, dopo aver letto qualche frase motivazionale presente sulle mie ceramiche o aver visto qualche oggetto in argilla che richiama ricordi di bambino.

Ho capito che sono sempre alla ricerca dell’Anna bambina, che negli ultimi anni chissà dove è andata a finire così ogni occasione è buona per ricercarla, per sognare, per coccolarsi e coccolare.

Per me la ricerca è partita con la lettura de “La via dell’artista” di Julia Cameron e il conseguente percorso di sblocco creativo che sto condividendo con tutti i lettori di questo blog (guarda qui) e continua tutti i giorni quando dipingo la ceramica o lavoro l’argilla. La ritrovo tutte le volte che apro il forno e ammiro quel che ne viene fuori: occhi a cuore e gratitudine per il mondo intero.

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